22 dicembre 2011 - Con i migliori auguri per le festività natalizie!
Natale, Dio si fa nostro contemporaneo
 

Quando Benedetto XVI, nel marzo di due anni fa, prese carta e penna per spiegare ai vescovi del mondo il suo desiderio di unità e riconciliazione, nella verità, fece molto di più che presentare le ragioni della mano tesa verso gli scismatici di Econe. Confidò quello che deve considerarsi il cuore del suo pontificato. "La priorità che sta al di sopra di tutte - scriveva - è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio".
Per il Papa, la questione di Dio è centrale anche nella nostra epoca, nella quale - nonostante la fine delle ideologie atee che hanno attraversato il secolo scorso - si tende a ridurre l'uomo a una sola dimensione e lo si priva di solide basi su cui fondare la vita e le sue speranze. Non si tratta, infatti, di un problema teorico da lasciare agli intellettuali. La questione di Dio porta necessariamente a fare i conti con l'uomo e con uno in particolare: Gesù di Nazaret. Per questo la lettera di Benedetto XVI continuava invitando ad aprirsi "non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto".
Duemila anni dopo la notte di Betlemme, il figlio di Maria interpella la coscienza umana come non mai. Nel suo mistero gli artisti continuano a intingere il pennello, gli scrittori e i giornalisti a versare fiumi d'inchiostro. A televisione, cinema e teatro si è aggiunta la rete digitale, dove la parola Jesus è seconda, nelle interrogazioni rivolte ai motori di ricerca, solo alla parola God, Dio.
Quando era professore all'Università Jagellonica, Karol Wojtyla insegnava ai suoi studenti che buona parte della sterilità del pensiero contemporaneo era dovuta all'aver tagliato i ponti con il senso religioso,  la fede e la poesia. Ma se i credenti continuano a lasciarsi illuminare dall'ipotesi di lavoro chiamata Cristo, non di meno per gli altri il Nazareno porta la cifra di una persona storica, uno 'scandalo' tanto affascinante quanto incontenibile. "Io lo conosco" - scriveva la poetessa Alda Merini - quest'uomo chiamato Gesù. "Si preannuncia sempre con una grande frescura in tutte le membra, come se tu ricominciassi a vivere e vedessi il mondo per la prima volta. E questa è la fede, e questo è lui, che ti cerca per ogni dove, anche quando tu ti nascondi per non farti vedere".
A chiamare tutti a incontrarsi lungo questo percorso è oggi il progetto culturale della Chiesa italiana: dopo il simposio internazionale su 'Dio oggi', tenutosi alla vigilia del Natale di due anni fa, l'appuntamento si rinnova nel prossimo febbraio. Ancora una volta, studiosi di diversa fede, di varie discipline e parti del mondo si alterneranno sul palco dell'Auditorium romano della Conciliazione per mettere a tema, dai rispettivi punti di osservazione, 'Gesù, nostro contemporaneo'. Il filo che guida i lavori parte da un affondo storico, su quanto "accadde a Dio in Palestina", per poi sondare la contemporaneità permanente del Crocifisso, sigillata nell'Eucaristia, nella Chiesa, nella carità. "Gesù è stato una grande catastrofe - scrive ancora la Merini - ci ha avvicinati tutti l'uno all'altro".
In questa vigilia di Natale, l'umanità sembra somigliare tanto alla Curiosa, quella figura entrata nel presepe tradizionale che si sporge insicura sulla soglia della grotta, un piede già dentro. Anche l'uomo digitale trova posto tra le statuine. D'altra parte, celebrare il Natale è continuare a credere in un Dio vicino, presente, nostro contemporaneo.

Ernesto Diaco

 

 

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