Newsletter 17/03/2010
 
Il Rimosso ritorna e interroga la cultura

Non solo Dio c'è, ma si è rivolto a noi. Con «atteggiamento di amore totale».
È proprio in questa «manifestazione di Dio a noi» che si ritrova il senso della religione cristiana. Lo ha sottolineato ieri a Roma, al Palazzo Wedekind, il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, alla presentazione del volume Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto, edito da Cantagalli e frutto del Convegno Internazionale celebrato a Roma dal 10 al 12 dicembre dell'anno scorso.

«Gli ebrei, i cristiani e i musulmani - ha detto Ruini, dopo aver presentato i contenuti del libro - sia pure in maniera differente, credono che Dio abbia preso gratuitamente e liberamente l'iniziativa di entrare in rapporto con noi. I cristiani credono che Dio abbia voluto farsi uno di noi e che questa manifestazione di Dio sia anche una realtà verificata nella storia». Una questione, quella della fede, che nella società di oggi, ha ribadito il porporato, non è affatto secondaria.

«Charles Taylor - ha infatti ricordato Ruini - ha mostrato che la fede in Dio è tutt'altro che scomparsa e non è in via di scomparire». Il punto, però, che pone dei problemi, è semmai il rapporto tra scienza e fede, come ha sottolineato Roberto Maiocchi, docente di Storia della Scienza dell'Università Cattolica di Milano. «È un errore contrapporre l'analogia dei teologi e quella del metodo scientifico - ha ribadito Maiocchi - . Questo non vuol dire che siano la stessa cosa. Le analogie scientifiche, infatti, prima o poi cadono, sono soggette alla critica».

La domanda da porsi è semmai: «Come mettere d'accordo i contenuti scientifici con la teologia?». L'accordo tra ciò che dice la scienza e la religione, «va ricercata nella nozione di Dio onnipotente». Ma per il docente della Cattolica, resta il dubbio della 'compatibilità' della teoria dell'evoluzione con un Dio onnipotente. «Troppo facile - conclude Maiocchi - dire che qualsiasi cosa la scienza dice a noi vada bene e non vedere invece il contrasto tra verità religiosa e scientifica».

Una risposta a questo dubbio è arrivata dall'intervento di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. «Oggi - ha subito premesso - la presenza di Dio è molto più attestata di quanto immaginiamo ». Rispetto invece al dialogo tra scienza e fede, «dobbiamo riconoscere che esso non ha più quelle tensioni che si hanno a livello nazional popolare. Abbiamo due magisteri - ha detto Ravasi - che non sono sovrapponibili, e quindi hanno percorsi non conflittuali».

Come è scritto nel libro di Giobbe, ha spiegato, fino a quando si usano le categorie della filosofia e della scienza per parlare di Dio, ci saranno tante assurdità. C'è però una «via di conoscenza che riporta su un altro disegno, più ampio. Per questo - ha ribadito Ravasi - è necessario avere un canale di conoscenza che ti permette di scoprire una metarazionalità, che è quella del Dio nascosto. Ed è appunto il canale della fede».

 

Graziella Melina, Avvenire, 12 marzo 2010

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